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mercoledì 23 giugno 2021

Transizione ecologica o transizione industriale?


Una cosa è certa: in giro c'è troppa plastica e troppo spesso non sappiamo cosa farne. Già da diverso tempo, ahimè, grazie al decreto Clini, la plastica viene utilizzata come CSS (Combustibile Solido Secondario) per "produrre calore ed energia" dagli inceneritori per fare teleriscaldamento o dai cementifici per cuocere il clinker e fare cemento. A Bergamo ne sappiamo qualcosa...

Ed ora, invece di seguire la strategia rifiuti zero [http://www.rifiutizerocapannori.it/.../dieci-passi-verso.../], posta tempo fa alla base della prima stella, cioè l'ambiente, ecco comparire questo nuovo progetto, che sembra piacere tanto agli amici dell'ENI... Se questo è il futuro che ci aspetta, non ne sono molto contento....
Perché se il problema è l'enorme quantità di plastica che ci sommerge letteralmente, resto fortemente convinto che l'unica via da seguire sia quella della sua riduzione. E creare un nuovo circuito in cui ho bisogno di plastica per "produrre" qualcosa (da bruciare, vedi cementifici o inceneritori, o da trattare chimicamente, vedi idrogeno circolare) non mi porterà mai alla riduzione della plastica in circolazione: il sistema resterà sempre dopato perché avrò sempre bisogno di plastica da bruciare o da trattare chimicamente.
Questa non mi pare vera economia circolare e neppure un esempio di transizione ecologica; semmai, un altro esempio di transizione industriale (e per di più bella lineare)...

venerdì 1 novembre 2019

Rifiuti e Raccolta Differenziata: raccontare le cose a metà non aiuta



Raccontare le cose a metà crea sempre confusione.
Scoprire che tanta plastica "riciclata correttamente" finisca negli inceneritori o nei cementifici è come scoprire l'acqua calda: basta andare a vedere da cosa è comporto il #CSS, alias Combustibile Solido Secondario, tutto "molto green" e sbandierano in ogni angolo dei quotidiani da Italcementi e a2a quando parlano di i "carburanti alternativi" e di "teleriscaldamento fatto per recuperare energia da rifiuti di cui non si sa che farcene"...
Sicuramente, in una logica di Economia Circolare e di Rifiuti Zero, come ribadisce Enzo Favoino in fondo all'articolo, occorre Ridurre tantissimo la quantità di plastica (e d rifiuti) che immettiamo sul mercato. E quindi ben vengano tutte le delibere plastic free che stanno diventando la moda del momento in tantissimi comuni (dove magari ci si ferma solo a quello, NdR)...
Vero è anche, però, che, rispetto al racconto un po' confuso che emerge leggendo questo articolo di Luisiana Gaita comparso stamane su Il Fatto Quotidiano, occorre che i Comuni continuino a fare la Raccolta Differenziata, aiutando i cittadini a farla sempre meglio, fornendo indicazioni sempre più corrette.
Il passo successivo? Beh, la strada è solo una: responsabilizzare i produttori a realizzare imballaggi utilizzando materiali riciclabili al 100%. E in questo contesto penso che il Governo (e Corepla) dovrebbe rivestire un ruolo centrale. Insomma, occorre far sì che insieme alla Riduzione, al Riuso, al Riciclo e al Recupero, l'industria sia obbligata ad attuare la quinta erre: la Riprogettazione.
Poi sarà più facile eliminare anche il Decreto Clini e smetterla di incenerire materiale che si può, anzi, si deve riciclare. Perché bruciarlo, oltre che dannoso per la salute, è pure economicamente stupido.

sabato 26 ottobre 2019

Teleriscaldamento e rifiuti a Bergamo



Ho letto con enorme interesse le due pagine che L’Eco di Bergamo ha dedicato giovedì 24 ottobre al progetto di ampliamento della rete di teleriscaldamento a Bergamo ad opera di a2a e di Rea, con un investimento di oltre dieci milioniDi seguito, alcune considerazioni.Innanzitutto chi sino a ieri a Bergamo parlava di “temo valorizzazione” dei rifiuti utilizzava una terminologia errata. Infatti, per stessa ammissione di Lorenzo Spadoni, amministratore delegato di a2a, leggo che il calore prodotto bruciando rifiuti, durante la notte non “produce” nulla, non essendo richiesto calore nelle abitazioni. Immaginiamo che la stessa cosa valga anche nelle stagioni calde, quando non è necessario accendere alcun calorifero. Quindi per gran parte dell’anno queste enormi stufe, da anni, bruciano rifiuti e basta, senza alcun ritorno in termini di calore o di energia come ci è stato propinando fino a ieri in ogni salsa... E anche quando producono calore, lo fanno con una bassissima resa energetica: 25% ad essere buoni.In un altro articolo, benché si insista nel parlare di “economia circolare”, viene scritto nero su bianco che gli inceneritori, incredibilmente, non fanno sparire tutta la materia che bruciano (viva De Lavoisier, aggiungo…): circa un 25-30% di quanto incenerito resta sulle griglie dell’inceneritore sotto forma di ceneri che devono essere poi stoccate (con costi non da poco) nelle miniere di sale in Germania. Gli inceneritori, quindi, non risolvono alcun”problema dei rifiuti”, ma anch’essi producono rifiuti altamente tossici. Leggo poi, in un altro articolo, che il nuovo assessore all’ambiente di Bergamo “promette” di avviare la tariffa puntuale (uno dei capisaldi della strategia Rifiuti Zero) entro il 2020. Ora, se la memoria non mi inganna, nella precedente campagna elettorale del 2014 (!), l’attuale sindaco Giorgio Gori, spalleggiato in conferenza stampa dall'attuale viceministro all'Economia Antonio Misiani, aveva fatto analoga promessa. Promessa poi rimandata sempre di anno in anno sino all’attuale. Insomma, è da sei anni che “a Bergamo si farà la tariffa puntuale”, ma si continua a rimandare questa attuazione. Spero solo che non si decida di adottarla a partire dalla calende greche… Veniamo ora ai motivi tecnici di cui parla l'assessore Zenoni: non vorrei che fossero della stessa a2a… in effetti se si ha bisogno di un enorme quantitativo di rifiuti per implementare questo progetto di teleriscaldamento, ma allo stesso tempo si avvia un servizio di raccolta differenziata in cui si incentiva la differenziazione dei rifiuti, premiando economicamente i cittadini virtuosi e riducendo il secco residuo del “sacco nero”, qualche problema potrebbe insorgere. I paesi scandinavi che hanno investito negli anni Ottanta/Novanta enormi quantità di denaro pubblico per creare una rete di teleriscaldamento (portati spesso ad esempio anche sulle pagine de L'Eco di Bergamo) infatti, in questi anni stanno affrontando un’enorme crisi: non hanno più rifiuti da bruciare! L’Europa, infatti, a differenza di quanto dice in un altro articolo Marco Sperandio presidente di Rea Dalmine, ci chiede di ridurre i rifiuti, riciclarli e recuperare materia, non certo di incenerirli. Anzi, proprio nell’ultimo pacchetto sull’economia circolare si chiede ai paesi membri di smetterla di incentivare gli inceneritori (vedi certificati verdi, gli ex cip6, presenti ancora nella nostra bolletta energetica). Già perché, che ci crediate o no, l’industria degli inceneritori è l’unica al mondo che si fa pagare la materia prima per funzionare: circa 100 € per ogni tonnellata di rifiuti inceneriti “per produrre calore”.Da ultimo merita di essere sottolineato l’aspetto sanitario, nonostante le sperticate rassicurazioni che “tutto va bene e tutto è a norma”. Se il forno funziona a temperature oltre gli 800 gradi centigradi, h24, infatti, non si formano le diossine, ma mi pongo qualche domanda sulle nanoparticelle (particelle più piccole delle Pm 2,5) che un recente studio canadese ha stabilito con assoluta certezza essere causa di tumori. Resta poi da spiegare come si facciano a cambiare i filtri che “fermano tutte le altre polveri” (perché ogni filtro prima a poi si riempie e va sostituito…). In questi momenti si dovrà pur spegnere il forno, le temperature si abbasseranno, con conseguente produzione di diossine (e in questo caso non c’è filtro che possa fermarle..). Insomma, prima di permettere un investimento così cospicuo (parliamo di oltre dieci milioni) sarebbe auspicabile, per fugare ogni dubbio, una bella indagine epidemiologica (con metodo Crosignani). Purtroppo non ho ancora visto un’amministrazione farne eseguire una (magari ad un ente autonomo, e non all’azienda che gestisce l’inceneritore, come invece si è soliti fare in Italia).Dopo aver tirato le somme, direi che dieci milioni potrebbero essere spesi in modo diverso, magari proprio in quei “pannelli fotovoltaici” citati come unità di misura.

martedì 27 agosto 2019

There is No Planet B Garda


#thereisnoplanetbgarda
A Manerba del Garda un evento #RifiutiZero.
Abbiamo fornito le attrezzature adeguate e abbiamo trasferito le nostre esperienze.
È stato installato un ecopoint ben visibile (punto conferimento unico dei post-consumo) presidiato da tutor preparati sulla differenziata.
Ottima la scelta di utilizzare 
#Amicobicchiere, un bicchiere in plastica dura che diventa gadget e che chi acquista può utilizzare anche a casa o in altre occasioni. 
Un punto di distribuzione di acqua pubblica depurata per non utilizzare bottiglie in plastica e le stoviglie compostabili hanno fatto il resto.
Tutto ciò ha portato ad avere una differenziata di ben oltre il 90%.
Complimenti agli organizzatori e ai volontari che han dimostrato per l’ennesima volta che
"se tutti facciamo poco, insieme possiamo fare molto". #5RZeroSprechi

sabato 17 agosto 2019

"La Svezia ricicla bene ma deve importare i rifiuti". Ma vi siete chiesti il perché?


Gira sul web un video in cui si "decantano" le lodi della Svezia, talmente virtuosa nella gestione dei rifiuti...  da doverli importare...

Ma voi vi siete domandati perché una nazione ha bisogno di rifiuti?

Io non ci vedo assolutamente nulla di positivo...
Quello che succede alla Svezia è un po' quello che succede in tutti i Paesi del Nord (che ogni tanto mi tocca leggere che dovremmo prendere a modello, tipo la Danimarca con il suo fantasmagorico inceneritore dove si scia sul tetto)... Purtroppo sono stati dei grandi sveglioni perché hanno creduto a quei gonzi (ce ne sono anche da noi) che alla fine degli anni 80 gli hanno detto: "costruiamo un bel po' di termovalorizzatori (parola magica!), così bruciamo i rifiuti per fare energia e per produrre il calore necessario per scaldarci le case!".
Ecco, lasciando perdere l'aspetto sanitario delle diossine e dei metalli pesanti (da loro meno evidente perché l'aria non "ristagna" come da noi, visto che i continui venti disperdono tutto, evitando l'effetto aerosol che invece caratterizza la nostra Pianura Padana...) ora si trovano un duplice problema da affrontare:
1) l'Unione Europea, mentre loro hanno costruito una marea di inceneritori, ha emanato delle direttive sui rifiuti incentrate sul recupero della materia [direttiva europea 98/2008] perché, da un punto di vista economico, ci si è accorti che costa molto di più produrre nuovamente un oggetto partendo dalla materia prima (produrre la plastica dal petrolio, per esempio) piuttosto che riciclare (produrre la plastica da altra plastica). Facendo due conti, la resa energetica che si ottiene bruciando è del 25% circa, riciclando del 100%...
2) non avendo più nulla da bruciare, mentre comprano rifiuti in giro per il mondo, devono risolvere il cul-de-sac in cui si sono infilati trent'anni fa: hanno investito milioni per costruire impianti che si sono rivelati un bluff e sono ormai ampiamente superati (e ora ci vogliono soldi per uscire da questo sistema...). Perché quando anche gli altri Stati si accorgeranno che rende, economicamente parlando, molto di più riciclare piuttosto che mandare a bruciare, cosa bruceranno visto che non ci saranno più rifiuti?

E noi vorremmo infilarci in questo tunnel costruendo un inceneritore per provincia?? oppure investire 800 milioni (penso a Lecco) per fare il teleriscaldamento?? No grazie, preferirei che venissero fatte scelte più oculate... molto meglio cominciare a incamminarci verso #RifiutiZero 😎

domenica 28 luglio 2019

Earth Overshoot Day 2019



Oggi, 29 luglio, cade l'Earth Overshoot Day 2019: la Terra, oggi, ha esaurito tutte le sue risorse annuali. E non pensate che l’Italia se la passi meglio: noi, queste risorse, le abbiamo già finite il 15 maggio. Oggi è il giorno in cui gli esseri umani hanno consumato quello che la natura è in grado di produrre in un anno. 
Forse conviene cominciare a farsi qualche domanda sul nostro stile di vita, certamente sempre più irresponsabile. Perché di questo passo, abbiamo solo due possibilità: o andiamo su un altro pianeta, o #cambiamo, cominciando dal fare una #RivoluzioneEcologica basata sull'azzeramento degli sprechi e su una reale #EconomiaCircolare 
#RifiutiZero #5RZeroSprechi


domenica 14 luglio 2019

Esempi della quinta erre



Tutti gli amici di #RifiutiZero conoscono le 5 erre di Paul Connett: 1) Riduzione 2) Recupero 3) Riuso 4) Riciclo. E la quinta? La quinta è dedicata al #Riprogettare. Ecco, quello della #Lavazza ne è un esempio fantastico. 
Avanti così, perché i rifiuti non esistono 💪
#EconomiaCircolare
In occasione del torneo di Wimbledon, che si concluderà il 14 luglio, di cui è sponsor ufficiale, Lavazza ha ufficialmente lanciato le tazzine commestibili e le cialde fertilizzantiLe tazzine commestibili sono realizzate con una miscela di cereali e potranno essere mangiate subito dopo aver bevuto il caffè. Le cialde fertilizzanti – che prendono il nome di Eco Caps – saranno introdotte dal mese di novembre e andranno a sostituire tutte le cialde della gamma A Modo Mio. Sono realizzate in bioplastica, sono biodegradabili e diventeranno un fertilizzante dopo 180 giorni dal loro utilizzo. Marco e Giuseppe Lavazza, vicepresidenti dell’azienda produttrice di caffè, hanno dichiarato di aver ideato questi prodotti per la vicinanza al tema della tutela dell’ambiente e verranno inizialmente lanciati in Inghilterra, Francia e Germania in quanto si potrà capire se l’approccio verso la nuova offerta sarà uguale o diversa da paese a paese. L’inserimento delle tazzine commestibili e delle cialde fertilizzanti nel mercato italiano avverrà al termine di questa fase di sperimentazione e a seconda dei risultati ottenuti.
Fonte: cucchiaio.it

sabato 6 luglio 2019

CRAZY COW riconosciuto Evento Rifiuti Zero



Insieme alla 5R Zero Sprechi, l’associazione Crazy Cow ha da dato vita ad un percorso virtuoso mettendo in campo ogni anno azioni utili a ridurre i rifiuti fino ad attestarsi ad una differenziata di qualità, ben oltre il 90%.
Quest’anno la festa del Crazy Cow che si svolgerà il 11-12-13-14 luglio a Paderno Franciacorta riceverà il riconoscimento, da parte di ZERO WASTE ITALY, di Evento Rifiuti Zero.

Questo riconoscimento, ed ovviamente il logo che si potrà esporre, è frutto di una costante attenzione nei confronti della riduzione dei rifiuti. Oltre a mettere in campo una squadra dedicata, è stato fondamentale per conseguire questo prestigioso riconoscimento anche il supporto della 5R Zero Sprechi, Associazione impegnata da anni con i suoi volontari alla diffusione di strategie e buone pratiche negli eventi, negli istituti scolastici e presso le amministrazioni locali.
Partendo dagli acquisti, passando alla formazione dello staff e al conferimento presso Ecopoint con tutor, per arrivare alle postazioni dei mozziconi e uno spazio informativo 5R Zero Sprechi, vengono adottate misure di comunicazione e sensibilizzazione che portano ad una festa dove il post consumo e la sostenibilità hanno una loro importanza e si riducono così anche i costi di conferimento per tutti i Padernesi
L’eliminazione della plastica sostituita dal compostabile (stoviglie in mater-Bi/ polpa di cellulosa) avviene ormai dal 2° anno permettendo un gestione molto attenta ed in linea con le direttive EU.
Ora grazie ad una segnalazione al centro ricerche di Capannori Zero Waste Italy, il passo ulteriore che porta a questo importante riconoscimento e che gli associati Crazy Cow hanno accolto con soddisfazione.
“Chiaramente siamo coscienti che questo riconoscimento ci pone sotto una lente di ingrandimento nella gestione sostenibile di questa festa - confermano Marco Migliorati presidente 5R Zero Sprechi e Nicola Guerini presidente della Crazy Cow  - ma non possiamo esimerci dallo svolgere un sempre più attento percorso virtuoso, vista l’emergenza risorse che sta vivendo il pianeta, contribuendo nel nostro piccolo... e poi non dimentichiamo: 
la terra è l’unico pianeta dove si produce birra"... battuta che non poteva mancare per una festa della birra...

Se tutti facciamo poco, insieme possiamo fare molto.

Nella foto, il corso allo staff Crazy Cow previsto dal protocollo Rifiuti Zero

giovedì 27 giugno 2019

"Rifiuti? Basta fare come nel Nord Europa!" La solita balla...



"Dobbiamo fare come i Paesi del Nord che recuperano l'energia bruciando i rifiuti nei termovalorizzatori". Ditemi quando non avete letto o sentito questa frase almeno una volta negli ultimi tempi. Ecco, se però vai a vedere bene la situazione di Danimarca e Svezia (i Paesi portati ad esempio dai paladini della "termovalorizzazione"), ti accorgi che non è proprio tutto rosa e fiori.
Questi Paesi, come dice bene Vignaroli, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, hanno un alto senso civico diffuso tra i cittadini (nessuno si sognerebbe di prendere il proprio sacchetto di rifiuti "indifferenziato" e lasciarlo in un cestino pubblico), fanno bene la raccolta differenziata, hanno laboratori per riparare oggetti rotti, ma... Ma si sono legati mani e piedi ad un sistema, quello del teleriscaldamento, che necessita di materia da bruciare. E allora, senza addentrarci in pruriginosi discorsi sulla salute (leggi diossine, metalli pesanti e nanoparticelle), ti accorgi che questo sistema è come un cane che si morde la coda: da una parte, le direttive europee danno una scala gerarchica su come gestire i rifiuti e dicono chiaramente, nero su bianco, che è economicamente più vantaggioso recuperare e riutilizzare la materia anziché incenerirla, grazie ad un semplice rapporto di resa energetica; dall'altra gli inceneritori hanno bisogno di materia da bruciare e sono costretti ad importarla..
E allora capisci perché Danimarca e Svezia hanno percentuali di raccolta differenziata immobili. Invece la Slovenia, che ha deciso di non fare un inceneritore, lavorando sulla strategia Rifiuti Zero, in brevissimo tempo sta scalando la classifica degli Stati con la più alta percentuale di raccolta differenziata.
Vogliamo guardare a casa nostra? A Treviso non hanno l'inceneritore e fanno la Tariffa Puntuale: 85% di Raccolta Differenziata. A Trieste, hanno l'inceneritore e dei bellissimi cassonetti sparsi per le strade: la Raccolta Differenziata arriva a malapena al 40%. Voi quale modello scegliereste se vi poneste lo scopo di fare un'alta percentuale di Raccolta Differenziata?
Ah, qualche giorno fa ho scritto che per fare un inceneritore "ci vogliono 6 anni". Mi sono sbagliato. Ce ne vogliono dagli 8 ai 10. E a questi, occorre aggiungerne 30, che sono gli anni necessari per ammortizzare i costi di realizzazione (che possono essere anche di 700 milioni se voglio bruciare ogni anno 500 mila tonnellate di rifiuti).
Quante cose si potrebbero fare in questi 30 anni? E quanto fa 700 milioni per ogni provincia che ancora non ha un inceneritore?

Giorgio Elìtropi

venerdì 15 dicembre 2017

Rifiuti Zero


"Rifiuti Zero” è una strategia al tempo stesso pragmatica ed utopica. Essa cerca di emulare la sostenibilità dei cicli naturali, dove tutti i materiali eliminati diventano risorse per altri.
Rifiuti zero” significa, quindi, prodotti pensati, progettati e realizzati in modo da ridurne drasticamente il volume ed eliminare la tossicità del rifiuto, conservare e recuperarne tutte le risorse, senza ricorrere a pratiche di incenerimento o sotterramento.
"Rifiuti Zero" fa bene al portafogli (perché fa risparmiare) e fa altrettanto bene alla nostra salute.
Grafica realizzata da Cittadini reattivi per Wired Italia

sabato 2 dicembre 2017

sabato 25 novembre 2017

5R Zero Sprechi entra a far parte della rete Rifiuti Zero Lombardia



5R Zero Sprechi entra a far parte della rete Rifiuti Zero Lombardia!
Questa aggregazione ci permetterà di diffondere le attività Rifiuti Zero nei vari comuni con i quali la nostra associazione già collabora con vari progetti. 
Tra i vari obiettivi che ci siamo posti, c’è anche quello di sottoporre  ai comuni la delibera per un percorso rifiuti zero che impegni le amministrazioni ad una gestione virtuosa dei rifiuti seguendo i “10 passi verso rifiuti zero

mercoledì 15 novembre 2017

Ecopoint: i volontari smista-tutto



«I rifiuti non esistono». È il grido di battaglia dell’ultima frontiera del volontariato nata in Bergamasca, lanciata qualche anno fa a Brembate e ora diffusa anche fuori provincia. Un piccolo e combattivo gruppo di persone si mette e disposizione durante le feste estive per differenziare ogni singolo rifiuto prodotto. Tutti i cestini vengono sigillati per obbligare le persone a riversare tutto in un punto prestabilito chiamato “EcoPoint”, dove i volontari lavorano incessantemente. Tutto viene separato e differenziato: residuo di cibo, plastica, posate. Alla fine non rimane nulla. I rifiuti scompaiono. «Differenziamo tutto - spiega Giorgio Elitropi, tra i promotori dell’iniziativa -. Il secco residuo che rimane nel sacco nero è pochissimo. Da tre anni siamo alla festa dell’oratorio e di San Vittore a Brembate, lavoriamo anche con gli scout e siamo arrivati fino a Vimercate dove abbiamo prestato servizio alla serata di raccolta fondi per le popolazioni terremotate. Abbiamo allestito l’Ecopoint anche a Ghisalba, alla festa provinciale del Movimento 5 Stelle, da sempre sensibile al tema della gestione dei rifiuti». Oltre al risultato tangibile del lavoro nelle singole serate, l’obiettivo è la sensibilizzazione: «Soprattutto la sensibilizzazione - continua Elitropi -. Abbiamo perfino studiato un quiz chiamato “dove lo butto?” per cercare di insegnare ai cittadini dove vanno gettati determinati rifiuti. Le risposte sorprendono: molti scoprono di aver differenziato per anni in modo sbagliato. Ci dovrebbe essere più informazione e disponibilità all’ascolto. Noi ci impegniamo anche per questo, perché non bastano gli obblighi, serve anche la consapevolezza di contribuire a migliorare l’ambiente e anche la salute». I volontari dell’Ecopoint sono “tifosi” della tariffa puntuale. «Certamente, per noi è la strada che le amministrazioni devono seguire - spiega Elitropi -. Comuni che avevano una percentuale di differenziata del 60% sono passato al 90%. Incentivare le persone è la strategia vincente e i risultati si vedono. Io a Brembate, dove non c’è la tariffa puntuale, pago 300 euro l’anno e metto il sacco nero una volta ogni due mesi perché a casa differenzio tutto. Chi separa male i rifiuti paga come me: non credo sia equo».
L'Eco di Bergamo, 15 novembre 2017

venerdì 3 novembre 2017

Paul Connett a Zero Waste Italy



L'intervento, pieno di energia, di Paul Connett, fondatore di Zero Waste World, in occasione di Zero Waste Italy, la 3 giorni organizzata per incontrare le amministrazioni comunali che hanno aderito alla rete Rifiuti Zero.





mercoledì 30 agosto 2017

Sul riciclo delle plastiche e il ruolo del plasmix



Bisogna smettere di raccogliere differenziatamente certa plastica? E’ necessario pensare ai destini del plasmix solo in termini di incenerimento? Raddrizziamo un dibattito che è nato storto (gli inglesi direbbero “biased”, ossia inclinato e “non imparziale”, nella direzione sbagliata) - Da lettori attenti ed utenti consapevoli degli spazi di FB, avrete notato che, carsicamente, riaffiorano di tanto in tanto, e con una certa accelerazione nelle ultime settimane, articoli, interviste, inchieste sulle difficoltà di riciclo della plastica. La cosa è stata messa in agenda dalla recente crisi di collocazione del cosiddetto “plasmix”, quella quota di plastiche eterogenee di basso valore, spesso avviate ad incenerimento. La declinazione iniziale del dibattito pareva suggerire che, esaurite le capacità di assorbimento da parte degli inceneritori, non ci fosse destino possibile per il plasmix (sia detto per inciso: sarebbe bello tornare un giorno sul tema del perché gli inceneritori preferiscono bruciare rifiuti urbani a basso potere calorifico, anziché plastiche ad elevato potere calorifico – una risposta c’è, ed è un’altra evidente sconfessione del mito prometeico del c.d. “recupero energetico”, ma è un’altra storia, qui per esigenze di linearità la tralasciamo, e un giorno magari ci torneremo). Questa declinazione/inclinazione iniziale della discussione (poi corretta grazie ad alcune ottimi interventi sul tema) prevedeva l’assenza clamorosa di un argomento (la possibilità di recuperare materia anche dalle plastiche eterogenee) e tendeva a suggerire, per generazione spontanea, un esito improprio del dibattito stesso: realizziamo ulteriore capacità di incenerimento, o restringiamo l’estensione delle raccolte differenziate della plastica alle sole frazioni (oggi) riciclabili. Avete già capito quanto stiamo per argomentare: errori concettuali, e sillogismi impropri, del tutto irricevibili. Mettiamo un po’ di cose a posto. Do il mio contributo mediante alcune note sul plasmix che avevo strutturato qualche settimana fa allo scopo di metterle a disposizione di alcuni attori del dibattito, che stanno portando avanti le istanze che ci stanno a cuore. Penso sia arrivato il momento di allargarne la condivisione. Come sempre, non nella presunzione che vengano integralmente condivise, ma per riempire con ulteriori argomenti alcuni clamorosi spazi bianchi nella discussione. Consideratele dunque un "repertorio di argomenti" per sostenere il confronto e partecipare, ognuno secondo il proprio ruolo ed angolazione, al dibattito sulle difficoltà relative al recupero del plasmix. 
ANZITUTTO: a livello nazionale, circa il 40-50% delle plastiche da RD sono costituite da plastiche eterogenee ("plasmix") che residuano a valle dei processi di selezione (in genere basati su linee di separazione ottico-pneumatica, dopo una prima separazione dimensionale e balistica) nelle piattaforme COREPLA. La percentuale italiana è grosso modo allineata con quella UE. DUNQUE: la classificazione di tali materiali come "plasmix" non è chimica, né merceologica, ma riferita ad una semplice scelta operativa, ossia quella di fermare i processi di selezione e riciclo dopo il recupero dei polimeri di maggiore valore (PET, HDPE, a volte PP ed LDPE) e fare terminare i vari altri polimeri (PS, a volte LDPE e PP, altre plastiche e materiali accoppiati, ma le scelte possono cambiare da piattaforma a piattaforma) nell'aggregato eterogeneo, perché presenti in percentuali basse o perché di valore minore. ATTENZIONE: corre qui l’obbligo di precisare che, ad ogni modo, le eventuali criticità nel riciclo di tali materiali (criticità non assolute, in quanto, come specificato ai punti successivi, le tecnologie di recupero esistono) non possono essere usate a supporto della affermazione, fatta temerariamente da taluni, che "bisogna differenziare solo quanto si recupera". In realtà, il meccanismo della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR), istituito dalla Direttiva Imballaggi e recepito nel nostro ordinamento nazionale con il Dlgs 22/97 (Decreto Ronchi) e l''istituzione del sistema CONAI, prevede che la differenziazione sia strumento per restituire ai produttori TUTTI gli imballaggi immessi al consumo, e non solo quelli riciclabili. Questo, per conseguire un duplice scopo: - tenere comunque le (dis)economie di gestione di tali materiali in carico ai produttori, e non alla collettività - indirizzare anche in tale modo, a medio termine, le scelte industriali verso gli imballaggi più durevoli, riutilizzabili, riciclabili. In altre parole, se differenziamo e consegniamo ai consorzi di settore anche gli imballaggi per i quali si incontrano criticità nel recupero, le diseconomie di tali criticità resteranno in carico ai consorzi di settore, e dovrebbero essere un ulteriore stimolo per la riprogettazione degli imballaggi nella direzione della sostenibilità di gestione del fine vita (che l’entità del contributo ambientale sia poi in Italia relativamente bassa, e non consenta di esercitare appieno questa funzione di indirizzo, è altro ragionamento, per quanto complementare, e può essere sviluppato con dovizia di argomentazioni ed evidenze, come molti hanno già fatto, ed ottimamente. Ma qui, interessa il principio). 
RIPRENDIAMO il filo. Come già accennato, esistono ad ogni modo le tecnologie di recupero del plasmix, basate essenzialmente su processi di densificazione/estrusione. Tali tecnologie consentono di ottenere manufatti (bancali, vasi, bidoni, elementi di arredo urbano) di tipo durevole ed a loro volta riciclabili analogamente a fine vita. L'Italia ospita diverse iniziative antesignane in tale direzione, in Toscana, nelle Marche, altri operatori hanno sviluppato tecnologie ora installate all’estero (es. Slovenia, sotto la spinta delle reti e delle strategie RZ). A questa famiglia di tecnologie fa riferimento anche il progetto Ecopulplast promosso dal Centro di Ricerca RZ di Capannori assieme alle cartiere di Lucca, per recuperare il pulper da cartiera (la componente di scarto, a larga prevalenza plastica, che residua dalla selezione idrodinamica della carta da macero prima della sua reimmissione nel ciclo di produzione della carta). Sia detto incidentalmente: nel corso di una attività di cooperazione internazionale con la città di Vynnitsia (Ucraina, 300.000 ab.) abbiamo trovato in loco una Azienda che recupera 300.000 t/anno di plasmix proveniente da tutta Europa, e producendo soprattutto manufatti tecnologici (sistemi di drenaggio, canalette, coperchi per tombini) destinati al mercato Nord Americano - il che significa per loro rispettare anche gli standard tecnologici di settore. Le foto a corredo di queste note sono state scattate proprio in tale Azienda e ritraggono alcuni di tali manufatti. Tali attività sono pienamente definite dal punto di vista operativo, economico, imprenditoriale, e dimostrano la praticabilità dell'opzione, ma per il momento rappresentano esperienze "di nicchia", mentre l'ulteriore diffusione di esperienze analoghe per portare questo approccio a sistema avrebbe bisogno di misure a supporto per creare condizioni "di contesto" in grado di "mettere in agenda" definitivamente attività ed iniziative di questo genere. Qui si colloca anche una recente iniziativa parlamentare che, mediante una proposta di legge, intende dare certezze operative ed imprenditoriali al settore, - istituendo marchi per la riconoscibilità e la qualificazione dei manufatti ("plastiche seconda vita") - promuovendo gli acquisti verdi, secondo il Decreto sul GPP, nel settore dei manufatti per l'arredo urbano - prevedendo altre agevolazioni, come il credito di imposta e l'accesso a tariffe agevolate per l'energia necessaria alle operazioni di recupero. 
RIASSUMENDO: tutto ciò considerato, in una prospettiva RZ e di sostenibilità, noi riassumiamo l'approccio corretto secondo la seguente scansione di priorità: - nel medio-lungo termine, il problema del plasmix va affrontato, in coerenza con i principi della Economia Circolare, mediante lo strumento della riprogettazione dell'imballaggio, nella direzione della durevolezza, dei sistemi di deposito su cauzione per il riutilizzo, della riciclabilità, e dismettendo progressivamente le plastiche che mostrano maggiori criticità (anche se non impossibilità) nel riciclo. - come opzione transitoria e "tattica", in attesa che la riconversione dei sistemi di produzione e distribuzione imballaggi eserciti i suoi effetti virtuosi, nell'immediato va comunque promosso il recupero del plasmix come materia, mediante sistemi di densificazione/estrusione. L’Economia Circolare, e la pratica RZ che ne costituisce il migliore strumento operativo, richiedono di puntare sempre al meglio. E di non fermarsi di fronte alle criticità, ma di usare l’intelligenza e lo spirito di iniziativa per riprogettare, inventare intraprendere. Ricordiamoci sempre: sulla sostenibilità, ed il perfezionamento progressivo dei percorsi di gestione delle risorse, vale la pena di essere ambiziosi. E testardi Al piacere di rileggervi!

Enzo Favoino

venerdì 17 marzo 2017

Negozi a imballaggi zero

Prendono sempre più piede, soprattutto in Svizzera, nel cantone Friburgo, negozi, anche di generi alimentari, in cui gli imballaggi sono messi la bando. Un'ottima politica per ridurre gli imballaggi e per avviarci verso Rifiuti Zero.


Niente sacchetti, niente confezioni. In Svizzera, nel cantone Friburgo, i negozi senza imballaggi stanno avendo molto successo. Un modo diverso di fare la spesa. Le p’tit tout, a Bulle, ha aperto i battenti da pochi mesi ma da subito ha attirato parecchi clienti. “Friburgo è un cantone molto legato al suo territorio e alla sua agricoltura. Si presta bene a questo modo di consumare”, ha detto alla Radiotelevisione svizzera la sua proprietaria, Virginie Pasquier. Sono una decina i negozi senza imballaggi in tutto il cantone. Uno dei più grandi è Atout Vrac, dove la scelta è ampia e non si trovano solo prodotti alimentari. I prezzi però sono un po’ più alti che nei supermercati tradizionali.
Ecco un estratto del telegiornale della televisione svizzera.

giovedì 9 febbraio 2017

Verso Rifiuti Zero: l'esempio di Capannori


C'è una scuola a Capannori in provincia di Lucca dove insegna un maestro molto speciale, si chiama Rossano Ercolini ed è il leader di Zero Waste Europe, l'organizzazione che punta ad avere un mondo senza rifiuti, dove si ricicla tutto ciò che si produce.
Capannori ha 45.000 abitanti ed è molto esteso. E' stato il primo comune italiano ad adottare una delibera che punta a Rifiuti Zero, un traguardo cui sperano di avvicinarsi per il 2020. Già adesso riciclano l'88% dei rifiuti.
"Noi più o meno otteniamo 450.000 euro all'anno per la vendita della carta, 400.000 euro all'anno per il multimateriale [bottiglie e flaconi di plastica, lattine in alluminio, barattoli in metallo, tetrapak, vaschette per alimenti, NdR], circa 80-90.000 euro per la vendita del vetro, 20.000 euro all'anno per la vendita del metallo, circa 30.000 euro per i RAEE".
E' concepibile un mondo che non produce scarti? "L'80% lo risolviamo noi cittadini con le nostre mani, ma quel 10-15% che rimane è un errore di progettazione".
Perché la Strategia Rifiuti Zero vada in porto è necessario che la comunità ci creda e investa in un mondo ecocompatibile.
Anche i cittadini vanno premiati: meno volte metto fuori il secco dell'indifferenziato e più bassa sarà la tariffa dei rifiuti.
"La differenza la fa da una parte il sistema di raccolta, il porta a porta, perché c'hai anche un monitoraggio continuo [cosa che con il "sacco prepagato" non hai, NdR], dall'altra la tariffa puntuale è chiaramente un incentivo: ti riconosco i meriti di fare una buona raccolta differenziata. Quindi il sistema di raccolta differenziata porta a porta ha sì un costo di personale maggiore, ma mi permette partite economiche di tipo diverso, che portano e producono reddito".
A Capannori tutto è iniziato dalle battaglie contro un progetto di inceneritore, adesso condivisa dalla larga parte della politica locale.
"Sicuramente quella battaglia è servita per cercare una sensibilità e, soprattutto, per passare dalla protesta alla proposta"

La tariffa puntuale: Contarina S.p.A.



“Non c’era più spazio, né futuro, per la discarica. L’alternativa era seguire un percorso ben diverso, volto al riciclo e alla progressiva diminuzione dei rifiuti stessi”. 
Da questa idea "ambientalista", condivisa all’unanimità da tutti i sindaci dei Comuni appartenenti ai Consorzi Priula e Treviso Tre (TV3), è nata 15 anni fa Contarina SpA, il braccio operativo dei Consorzi, che ha creato un percorso di gestione integrata dei rifiuti e delle risorse, rendendo quel territorio un’eccellenza italiana.
Contarina SpA: 50 Comuni, 1.300 chilometri quadrati, 554.000 abitanti, Raccolta differenziata all'85%, secco residuo 53 kg annui per abitante, Tariffa Puntuale con bidoncino microchippato.

giovedì 15 dicembre 2016

Perché Rifiuti Zero?

"Rifiuti Zero” è una strategia al tempo stesso pragmatica ed utopica. Essa cerca di emulare la sostenibilità dei cicli naturali, dove tutti i materiali eliminati diventano risorse per altri. “Rifiuti zero” significa, quindi, prodotti pensati, progettati e realizzati in modo da ridurne drasticamente il volume ed eliminare la tossicità del rifiuto, conservare e recuperarne tutte le risorse, senza ricorrere a pratiche di incenerimento o sotterramento. "Rifiuti Zero" fa bene al portafogli (perché fa risparmiare) e fa altrettanto bene alla nostra salute.

Grafica realizzata da Cittadini Reattivi per Wired Italia​

martedì 6 dicembre 2016

Vimercate verso Rifiuti Zero



Il 25 novembre 2016 in occasione della SERR (Settimana Europea Riduzione Rifiuti), il comune di Vimercate, amministrato dal sindaco Francesco Sartini, ha organizzato una serata (con due ospiti di prim'ordine: Enzo Favoino e Barbara Meggetto) per presentare due nuovi progetti #RifiutiZero di prossima attuazione.
Qui il video della serata. Brava a Barbara Ferrari per le riprese ;-)