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sabato 17 agosto 2019

"La Svezia ricicla bene ma deve importare i rifiuti". Ma vi siete chiesti il perché?


Gira sul web un video in cui si "decantano" le lodi della Svezia, talmente virtuosa nella gestione dei rifiuti...  da doverli importare...

Ma voi vi siete domandati perché una nazione ha bisogno di rifiuti?

Io non ci vedo assolutamente nulla di positivo...
Quello che succede alla Svezia è un po' quello che succede in tutti i Paesi del Nord (che ogni tanto mi tocca leggere che dovremmo prendere a modello, tipo la Danimarca con il suo fantasmagorico inceneritore dove si scia sul tetto)... Purtroppo sono stati dei grandi sveglioni perché hanno creduto a quei gonzi (ce ne sono anche da noi) che alla fine degli anni 80 gli hanno detto: "costruiamo un bel po' di termovalorizzatori (parola magica!), così bruciamo i rifiuti per fare energia e per produrre il calore necessario per scaldarci le case!".
Ecco, lasciando perdere l'aspetto sanitario delle diossine e dei metalli pesanti (da loro meno evidente perché l'aria non "ristagna" come da noi, visto che i continui venti disperdono tutto, evitando l'effetto aerosol che invece caratterizza la nostra Pianura Padana...) ora si trovano un duplice problema da affrontare:
1) l'Unione Europea, mentre loro hanno costruito una marea di inceneritori, ha emanato delle direttive sui rifiuti incentrate sul recupero della materia [direttiva europea 98/2008] perché, da un punto di vista economico, ci si è accorti che costa molto di più produrre nuovamente un oggetto partendo dalla materia prima (produrre la plastica dal petrolio, per esempio) piuttosto che riciclare (produrre la plastica da altra plastica). Facendo due conti, la resa energetica che si ottiene bruciando è del 25% circa, riciclando del 100%...
2) non avendo più nulla da bruciare, mentre comprano rifiuti in giro per il mondo, devono risolvere il cul-de-sac in cui si sono infilati trent'anni fa: hanno investito milioni per costruire impianti che si sono rivelati un bluff e sono ormai ampiamente superati (e ora ci vogliono soldi per uscire da questo sistema...). Perché quando anche gli altri Stati si accorgeranno che rende, economicamente parlando, molto di più riciclare piuttosto che mandare a bruciare, cosa bruceranno visto che non ci saranno più rifiuti?

E noi vorremmo infilarci in questo tunnel costruendo un inceneritore per provincia?? oppure investire 800 milioni (penso a Lecco) per fare il teleriscaldamento?? No grazie, preferirei che venissero fatte scelte più oculate... molto meglio cominciare a incamminarci verso #RifiutiZero 😎

mercoledì 10 luglio 2019

Incenerire i rifiuti non conviene economicamente e fa male alla salute



Intervista al nostro esperto Gianluca Cuc rilasciata l'anno scorso ad un giornalista (a margine del Convegno svoltosi a Brescia il 18 novembre del 2017) che poi non è mai stata pubblicata da nessun giornale...

All’interno dell’associazione 5R di che cosa si occupa in particolare?
Nella 5R faccio parte del team degli esperti; principalmente seguo la parte dello smaltimento e del riciclo. Per quanto riguardo il riciclo seguo quello delle materie plastiche, mentre per quanto riguarda lo smaltimento mi occupo della questione inceneritori e annessi.

Per quanto riguarda lo smaltimento tramite termovalorizzatore, quale parte segue in specifico?
Seguo tutta la parte che è inerente di fatto all'incenerimento in sé, quindi emissioni e impatto delle stesse sull'area circostante, ecc.

Perché secondo lei il riciclo non può andare di pari passo con l'utilizzo del termovalorizzatore? In fondo non tutta la parte che viene buttata nei rifiuti può essere riciclata...

Perché pescano nello stesso stagno: la riduzione e il riciclo dei rifiuti vanno in contrapposizione con il concetto di incenerimento che di fatto ha bisogno di rifiuti per funzionare.

Resta comunque quella parte che non può essere riciclata e di quella cosa ne facciamo?

Partiamo intanto col dire che l'inceneritore non è la spada del laser di un cavaliere Jedi che vaporizza tutto quello che tocca, ma è un impianto che rispetto a quello che brucia ha un residuo di ceneri intorno al 10-15% in peso; con una raccolta differenziata spinta con tariffazione puntuale si può tranquillamente arrivare a una percentuale di raccolta intorno al 90 %, quindi quel 10% residuo corrisponde più o meno alla stessa percentuale che produce un inceneritore come ceneri e le ceneri come rifiuto vanno messe in discarica.

Ci sono però anche diversi progetti che stanno lavorando per riciclare le ceneri per esempio quello di metterle come antifiamma nella plastica.

A parte che sarei curioso di sapere come questo prodotto possa essere inserito nel REACH visto che all’interno delle ceneri sicuramente ci sono elementi e composti chimici che sono già tuttora vietati nel settore; resta comunque il fatto che è una tecnologia vecchia e mettere oggi una carica inerte all’interno della matrice polimerica, vuol dire fare quello che si faceva 20-30 anni fa. Oggi gli antifiamma sono attivi ossia creano barriere contro il fuoco oppure producono acqua e poi se un’azienda volesse utilizzare un caricato all'interno della matrice per avere lo stesso effetto antifiamma, utilizzerebbe il carbonato di calcio che ha la stessa funzione, ma a differenza delle ceneri è assolutamente inerte e privo di prescrizioni per il suo utilizzo.

Ci sono anche altri studi di riciclo per le ceneri per esempio quello di metterle negli asfalti.

In questo caso si parla di incapsulamento e personalmente mi sembra una pessima idea in quanto incapsulare qualcosa all’interno di una capsula, l'asfalto, che sicuramente è soggetto a usura e deterioramento, quindi che presto o tardi si romperà rilasciando nell’ambiente le ceneri, non può certo essere una soluzione, basta contare quante volte vengono riasfaltate le strade per comprenderne la criticità.

Parliamo adesso di emissione: spesso si accusa i gestori dei termovalorizzatori di inquinare l’ambiente e danneggiare la salute. Se però vediamo ad esempio nel sito web di A2A, le emissioni dei loro impianti sono tutte nei limiti previsti dalla legge. Quindi dove sarebbe il problema?

I limiti di emissione previsti dalla legge possono essere tranquillamente paragonati ai limiti di velocità sulla strada, come andare a una velocità superiore a quella prevista può mettere a rischio la vita delle persone, così anche i limiti di emissione hanno lo stesso principio ed è ovvio che loro debbano rispettarli, nessun pensa di istituire una medaglia a chi non supera i limiti di velocità sulle strade perché ci sembra assolutamente scontato che lo faccia di suo.
Il problema però è un altro: se da un lato i limiti di emissione sicuramente sono un parametro importante, non sono però l'unico parametro da tenere in considerazione. Infatti spesso si parla molto dei limiti, ma non si parla mai di ricadute e soprattutto dove sono presenti e quanto siano queste ricadute.
Questo tipo di studio viene effettuato solamente nella fase autorizzativa quindi basandosi solo sui numeri in parte teorici e spesso anche utilizzando programmi di calcolo un po’ obsoleti come il CALPUFF senza avere poi un riscontro con dati reali effettivi; altro problema di questi studi è che sono fatti considerando solo l'impatto dell’inceneritore privi quindi di una visione più ampia e precisa dove vengano prese in considerazione anche le altre fonti emissive.

Ma esistono metodi per fare questi calcoli o no?

Certamente. Negli Stati Uniti esiste già un sistema che fa tutti questi calcoli che si chiama NATA, è un sistema ovviamente gestito dall’EPA americano e fa esattamente tutte queste previsioni in modo che per una richiesta per un nuovo impianto produttivo di qualunque genere, si può immediatamente contestualizzare il suo impatto nell’area dove verrà collocato e quindi comprendere se il suo impatto sarà alto-basso e anche in funzione di quello che c'è già oggi in quel territorio. Personalmente ritengo utile e importante che questo sistema venga applicato anche al nostro paese... se penso per esempio alla pianura padana che spesso è soggetta ad avere, specialmente nella stagione invernale, un'alta concentrazione di polveri sottili (PM10 e PM2,5) per la mancanza di vento e precipitazioni, potrebbe essere uno strumento utile a comprendere meglio quali attività sono sostenibili e quali no.

A parlare di attività sostenibili e no, non pensa che si rischia di innescare una nuova recessione o comunque un nuovo rallentamento economico e a causa di questa chiusura a nuove attività produttive?

Qui si sta parlando di sostenibilità ambientale quindi si sta parlando di fatto di impianti industriali ad alto impatto emissivo e che io sappia gli unici impianti di questo tipo che potrebbero essere realizzati sono solo gli impianti di incenerimento o di pirolisi perché dubito che in Italia qualcuno si metta a costruire una nuova grande fonderia o un nuovo grande cementificio, quindi a parer mio l'impatto sull'economia per questo genere di restrizioni è di fatto irrilevante, non è comunque con questo genere di impianti produttivi che si possa pensare di far ripartire l'economia; la spina dorsale dell’economia Italiana è la piccola e media impresa, è da queste entità che dobbiamo partire per parlare di crescita economica.

Però anche queste attività di piccola e media impresa hanno bisogno di energia per poter funzionare e il termovalorizzatore comunque produce energia e quindi svolge un ruolo importante anche per loro
.  
In questo caso intanto l'inceneritore non produce energia, ma per definizione recupera energia dai rifiuti perché se producesse energia non potrebbe bruciare rifiuti in quanto non sono classificati come combustibile; ovviamente dipende anche da quanto costa l'energia che produce ed in questo caso gli studi dell’agenzia governativa americana dell’energia ci dicono che il costo è circa 6 volte superiore al costo che si avrebbe producendo la stessa energia con le turbogas a metano che però hanno un impatto ambientale decisamente inferiore a quello di un inceneritore. Quindi si può tranquillamente concludere che l'energia prodotta dall’inceneritore è un energia estremamente costosa (vedi allegato)... invece per essere competitivi sul mercato globale avremmo bisogno di produrre energia a basso costo.



Quindi la sua proposta è spegnere tutto e poi fare solo la raccolta differenziata
Ma è davvero realizzabile o è solo un sogno?
In realtà in Slovenia questa scelta è stato già fatta e applicata in quanto loro non hanno inceneritori e hanno deciso di non costruirli, puntando solo sulla raccolta differenziata spinta per la gestione dei rifiuti; per noi che li abbiamo e li stiamo utilizzando chiaramente l'idea è un percorso che dura qualche anno e che porta a un progressivo spegnimento dei vari impianti in funzione, utilizzando come in Slovenia la raccolta differenziata spinta. Il nostro è un viaggio e come tale va affrontato a tappe; la priorità ora è quella di avviare la raccolta differenziata spinta in tutti i comuni, che infatti è uno degli obiettivi della nostra associazione.

Quindi con la vostra proposta c'è bisogno di tempo per risolvere il problema, ma a questo punto non avrebbe più senso costruire qualche termovalorizzatore almeno per poter uscire dall’infrazione europea sulla gestione delle discariche?

L'infrazione europea non è data dalla mancanza di inceneritori nel nostro paese, ma dal fatto che noi mandiamo in discarica rifiuti non differenziati che avendo un alto contenuto calorico violano la normativa europea. Se noi facessimo una raccolta differenziata spinta separando carta e plastica chiuderemmo subito l’infrazione.
Realizzare nuovi inceneritori non può essere una soluzione anche perché ci vorrebbero dai 6 ai 7 anni (anche 10, NdR) per costruirne uno, mentre con la raccolta differenziata spinta in un paio d'anni al massimo potremmo risolvere il problema. Certo, spetta poi anche ai cittadini impegnarsi nel fare questa raccolta, ma dalla nostra esperienza risulta che comunque la popolazione è sensibile all'argomento e quindi è pronta a farla... E come diciamo sempre noi della 5R zero sprechi, “se tutti facciamo poco, insieme possiamo fare molto”.
 

giovedì 22 febbraio 2018

Che aria tirerà in Lombardia



Martedì 20 febbraio a Sotto il Monto si sono incontrati i candidati alla carica di governatore della Regione Lombardia (o i loro diretti delegati), per rispondere a 8 specifiche domande in tema di  AMBIENTE, INQUINAMENTO E TUTELA DELLA SALUTE di fronte alla popolazione.
Con Massimo Gatti, candidato presidente Sinistra Per La Lombardia,  Dario Violi, candidato presidente Movimento 5 Stelle, Pierguido Vanalli, delegato per Attilio Fontana candidato presidente  Lega Nord, Nicola Cremaschi, delegato per Onorio Rosati candidato presidente Liberi E Uguali, Simona Leggeri, delegata per Giorgio Gori candidato presidente Lista Gori Presidente.



martedì 31 ottobre 2017

Inceneritore di Brescia: dibattito pubblico tra a2a, 5R Zero Sprechi e Isde Italia



Sabato 18 Novembre a Brescia presso il Teatro Cascina Pederzani in Via Colle di Cadibona 5, alle ore 15, si terrà la conferenza “IL TERMOUTILIZZATORE DI BRESCIA - Dati e domande a confronto”, organizzato e promosso dall’Associazione 5R Zero Sprechi.

L’incontro è aperto al pubblico e ad ingresso libero. Si tratta di un approfondimento sull’inceneritore di Brescia, il cui obiettivo è mettere a confronto i diversi aspetti del trattamento dei rifiuti, le metodologie disponibili per applicare le 5 R (Riduzione, Riuso, Riparazione, Riciclo e Recupero) indicate dalle linee guida europee a sostegno dell'economia circolare, nonché offrire un quadro completo del ruolo dell’inceneritore.
Durante l’incontro verranno forniti ai presenti gli strumenti per una valutazione oggettiva circa l'utilizzo degli inceneritori e si cercherà, allo stesso tempo, di fornire delle risposte ad alcune domande come, per esempio, che  ruolo ha oggi l’incenerimento dei rifiuti? Quanto costa produrre energia con un inceneritore? Quali le pratiche di gestione rifiuti nel resto del mondo? Quale è l’ impatto dell’incenerimento rifiuti sulla salute e l'ambiente? Quali i sistemi di controllo adottati  e sono essi sufficienti  a garantire la salute dei cittadini ?”

Saranno presenti come relatori:
- Gianluca Cuc, chimico esperto in inquinamento ambientale, Associazione 5R Zero Sprechi
- Roberto Fiorendi, esperto in gestione e trattamento rifiuti, Associazione 5R Zero Sprechi
- Gianluigi prof Fondra, Assessore con delega all’Ambiente del Comune di Brescia
- Celestino dott. Panizza, Associazione Medici per l’Ambiente (ISDE Italia)
- Lorenzo ing. Zaniboni, responsabile impianti, A2A Ambiente.

Modererà il dibattito il dott. Pietro Gorlani,  giornalista de “Il Corriere della Sera”

lunedì 29 maggio 2017

Le ecoballe sulle calotte della Val Trompia




Leggendo questo articolo qui sopra, apparso nei giorni scorsi su un quotidiano bresciano, un qualsiasi cittadino penserà che la calotta sia l'ultimissimo ritrovato tecnologico inventato dai gestori della raccolta differenziata e messo a disposizione della comunità per risolvere il problema dei rifiuti.
Invitiamo tutti i lettori a rispondere a questa domanda: sapete quanti sono in Lombardia i comuni che hanno adottato la calotta? 

Ecco, sappiate che su 10 milioni circa di abitanti in Lombardia, 9 milioni e mezzo hanno adottato il sistema Porta a porta, molti dei quali con la cosiddetta Tariffa Puntuale.
La calotta, in pratica, è  stata adottata solo in una parte della provincia bresciana, con la Val Trompia in pole position.

Eppure sono numerosi i comuni che, dopo aver sperimentato la calotta, e visti gli "scarsi" risultati ottenuti, vogliono cambiare e passare al porta a porta.

La scelta dei due comuni della Val Trompia, quindi, non si capisce: i dati dei controlli (quartature) ci dicono che la materia differenziata proveniente dai comuni che hanno le calotte è di pessima qualità e i costi per la gestione molto più alti.

Oppure una scelta di questo genere "si capisce", visto che a qualcuno, chiamato inceneritore, in un modo in un altro si deve pur dare da mangiare... 

Meditate signori, meditate...

venerdì 12 maggio 2017

Inceneritore a Brescia: serve un'analisi seria!



Abbiamo letto con particolare interesse l’articolo comparso sia sulle pagine del Corriere della Sera sia sulle pagine di Brescia Oggi in cui l’assessore Fondra esponeva i dati raccolti dall’Osservatorio comunale sull’inceneritore. In merito a quanto appreso, vorremo dare una nostra chiave di lettura sui risultati emersi.

Le emissioni di qualunque inceneritore o altro impianto emissivo industriale non devono mai superare i limiti imposti nell’AIA, pena una potenziale indagine della magistratura con tanto di sospensione dell’attività. Pertanto è da ritenere scontato che l’inceneritore non abbia mai sforato i limiti previsti.
Decisamente poco chiaro, invece, il discorso legato al controllo dei conferimenti: qualunque rifiuto deve avere, per legge, un specifico codice CER, pena il non poter essere trasportato. L’inceneritore di Brescia può quindi bruciare solamente i rifiuti con i codici CER per i quali ha l’autorizzazione e nell’inceneritore entrano solo i mezzi che trasportano quei rifiuti.
In cosa consisterebbero quindi questi “maggior controlli”? Sono forse di tipo documentale? O forse svolti mediante analisi di laboratorio? I primi siamo certi che già vengano eseguiti; sui secondi abbiamo qualche perplessità perché di difficile gestione: i rifiuti quasi sempre sono disomogenei, sia per composizione sia per forma, e quindi prelevare e analizzare un campione di materiale su un carico ha effettivamente poco senso. Fermo restando che trasportare rifiuti con un codice CER diverso da quello previsto è un reato perseguito dalla legge.
Per quanto riguarda i dati delle emissioni, ne mancano all’appello almeno due, entrambe molto importanti: le emissioni di ossidi di zolfo (SOx) e la quantità per tipologia delle polveri emesse dall’inceneritore stesso (ci riferiamo a cromo, piombo, arsenico, mercurio, IPA, ecc.). Le polveri non sono tutte uguali e alcune sono più pericolose di altre per la salute dell’uomo. Un conto è inalare la sabbia di una spiaggia battuta dal vento, un conto è inalare la stessa quantità di arsenico o di diossine.
Ad avvalorare quanto affermiamo ricordiamo due casi specifici di anomalie dello SME, il Sistema di Monitoraggio in continuo delle Emissioni.
Il primo riguarda l’inceneritore di Cremona: per alcuni giorni, nonostante la concentrazione delle polveri emesse fosse superiore ai limiti consentiti (limite massimo 10 mg/Nmc) lo SME non rilevava alcun superamento, indicando infatti una concentrazione di polveri dei fumi significativamente inferiore ai 10 mg/Nmc.
Il secondo invece si riferisce all’inceneritore di Filago (BG) dove, a fronte di una concentrazione di SOx di 5 mg/Nmc, lo SME rilevava un valore compreso tra 0 e 0,1 mg/Nmc.

Riteniamo pertanto necessario avviare quanto prima una campagna di monitoraggio delle emissioni dell’inceneritore della durata di almeno 6 mesi ad opera di ARPA tramite analizzatore isocinetico, posizionato direttamente sul camino in modo da avere una visione più precisa e completa su cosa indica lo SME e cosa esce effettivamente dall’inceneritore. Di contro, pensiamo che la sola taratura dello strumento (SME) non sia assolutamente sufficiente in quanto, nei due casi sopra descritti, entrambe gli SME hanno avuto tutta la manutenzione e taratura prevista dalla legge.
Vista la non facile situazione ambientale in cui versa la città di Brescia e l’hinterland (il problema Caffaro è il più evidente), sarebbe necessario attivarsi per svolgere quanto prima una valutazione sull’impatto che le emissioni hanno sulla salute dei cittadini.
A tal riguardo, consigliamo vivamente un’analisi epidemiologica o, meglio ancora, uno studio più ampio sull’impatto che l’inquinamento, atmosferico e non, ha sulla salute della popolazione. Per quest’ultima proposta portiamo ad esempio il metodo NATA (National Air Toxic Assessment) utilizzato dall’EPA, l’Ente americano per protezione dell’ambiente, per valutare l’impatto che hanno tutte le emissioni (non solo quelle degli inceneritori) sulla salute dei cittadini.
Potrebbe essere l’inizio di un percorso “scientifico e trasparente” che permetta di trovare abbastanza velocemente le giuste soluzioni ai problemi ambientali che affliggono la nostra provincia (e non solo quella) ormai da tanti anni.
Perché la salute dei cittadini non può più aspettare.

Associazione 5R Zero Sprechi