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venerdì 12 maggio 2017

Inceneritore a Brescia: serve un'analisi seria!



Abbiamo letto con particolare interesse l’articolo comparso sia sulle pagine del Corriere della Sera sia sulle pagine di Brescia Oggi in cui l’assessore Fondra esponeva i dati raccolti dall’Osservatorio comunale sull’inceneritore. In merito a quanto appreso, vorremo dare una nostra chiave di lettura sui risultati emersi.

Le emissioni di qualunque inceneritore o altro impianto emissivo industriale non devono mai superare i limiti imposti nell’AIA, pena una potenziale indagine della magistratura con tanto di sospensione dell’attività. Pertanto è da ritenere scontato che l’inceneritore non abbia mai sforato i limiti previsti.
Decisamente poco chiaro, invece, il discorso legato al controllo dei conferimenti: qualunque rifiuto deve avere, per legge, un specifico codice CER, pena il non poter essere trasportato. L’inceneritore di Brescia può quindi bruciare solamente i rifiuti con i codici CER per i quali ha l’autorizzazione e nell’inceneritore entrano solo i mezzi che trasportano quei rifiuti.
In cosa consisterebbero quindi questi “maggior controlli”? Sono forse di tipo documentale? O forse svolti mediante analisi di laboratorio? I primi siamo certi che già vengano eseguiti; sui secondi abbiamo qualche perplessità perché di difficile gestione: i rifiuti quasi sempre sono disomogenei, sia per composizione sia per forma, e quindi prelevare e analizzare un campione di materiale su un carico ha effettivamente poco senso. Fermo restando che trasportare rifiuti con un codice CER diverso da quello previsto è un reato perseguito dalla legge.
Per quanto riguarda i dati delle emissioni, ne mancano all’appello almeno due, entrambe molto importanti: le emissioni di ossidi di zolfo (SOx) e la quantità per tipologia delle polveri emesse dall’inceneritore stesso (ci riferiamo a cromo, piombo, arsenico, mercurio, IPA, ecc.). Le polveri non sono tutte uguali e alcune sono più pericolose di altre per la salute dell’uomo. Un conto è inalare la sabbia di una spiaggia battuta dal vento, un conto è inalare la stessa quantità di arsenico o di diossine.
Ad avvalorare quanto affermiamo ricordiamo due casi specifici di anomalie dello SME, il Sistema di Monitoraggio in continuo delle Emissioni.
Il primo riguarda l’inceneritore di Cremona: per alcuni giorni, nonostante la concentrazione delle polveri emesse fosse superiore ai limiti consentiti (limite massimo 10 mg/Nmc) lo SME non rilevava alcun superamento, indicando infatti una concentrazione di polveri dei fumi significativamente inferiore ai 10 mg/Nmc.
Il secondo invece si riferisce all’inceneritore di Filago (BG) dove, a fronte di una concentrazione di SOx di 5 mg/Nmc, lo SME rilevava un valore compreso tra 0 e 0,1 mg/Nmc.

Riteniamo pertanto necessario avviare quanto prima una campagna di monitoraggio delle emissioni dell’inceneritore della durata di almeno 6 mesi ad opera di ARPA tramite analizzatore isocinetico, posizionato direttamente sul camino in modo da avere una visione più precisa e completa su cosa indica lo SME e cosa esce effettivamente dall’inceneritore. Di contro, pensiamo che la sola taratura dello strumento (SME) non sia assolutamente sufficiente in quanto, nei due casi sopra descritti, entrambe gli SME hanno avuto tutta la manutenzione e taratura prevista dalla legge.
Vista la non facile situazione ambientale in cui versa la città di Brescia e l’hinterland (il problema Caffaro è il più evidente), sarebbe necessario attivarsi per svolgere quanto prima una valutazione sull’impatto che le emissioni hanno sulla salute dei cittadini.
A tal riguardo, consigliamo vivamente un’analisi epidemiologica o, meglio ancora, uno studio più ampio sull’impatto che l’inquinamento, atmosferico e non, ha sulla salute della popolazione. Per quest’ultima proposta portiamo ad esempio il metodo NATA (National Air Toxic Assessment) utilizzato dall’EPA, l’Ente americano per protezione dell’ambiente, per valutare l’impatto che hanno tutte le emissioni (non solo quelle degli inceneritori) sulla salute dei cittadini.
Potrebbe essere l’inizio di un percorso “scientifico e trasparente” che permetta di trovare abbastanza velocemente le giuste soluzioni ai problemi ambientali che affliggono la nostra provincia (e non solo quella) ormai da tanti anni.
Perché la salute dei cittadini non può più aspettare.

Associazione 5R Zero Sprechi

sabato 14 gennaio 2017

Inquinamento: a proposito di stufe, caldaie e “regole d’oro”


In un video diffuso da Bergamo News, l’assessore all’ambiente del comune di Bergamo Leyla Ciagà ha descritto alcune semplici “regole d’oro” per inquinare di meno. Tra queste, ha dato particolare “enfasi” all’utilizzo di “stufe e caldaie di ultima generazione” e al fatto di “scegliere della legna secca, stagionata e pulita, meglio ancora se conservata in un ambiente areato. Anche il pellet deve essere di ottima qualità per far sì che l’impatto ambientale sia il più basso possibile”. Tutti questi preziosi accorgimenti ridurrebbero l’inquinamento da polveri sottili.
Vorremmo innanzitutto ricordare all’assessore che, da uno studio dell’EPA (Environmental Protection Agency), l’equivalente della nostra ARPA statunitense, ripreso e pubblicato dalla rivista Environmental Health Perspectives specializzata nella pubblicazione di recenti scoperte scientifiche nel campo delle scienze e della salute ambientale, appare alquanto evidente che la combustione delle cosiddette biomasse non ha grandi effetti sull’aumento di concentrazione di polveri sottili (PM 2,5).



Pensiamo che l’assessore, invece, dovrebbe attivarsi con maggiore energia nella riduzione dei rifiuti avviati ad incenerimento (il cosiddetto secco residuo della raccolta differenziata e gli ingombranti), che a Bergamo  si attestano ancora sui 180 kg pro capite.
Nei comuni dove è attiva la Raccolta Differenziata mediante la Tariffa Puntuale, questo dato è sceso ben al di sotto della media nazionale: a Parma è di 50 kg, mentre a Boltiere (per restare in terra bergamasca) è di 54 kg per abitante. 
Naturalmente tutto questo materiale, oltre a non venire bruciato perché differenziato correttamente dai cittadini, si trasforma in maggiori contributi Conai che finiscono ancora nelle tasche dei cittadini stessi il cui comportamento virtuoso è premiato con una sensibile riduzione della Tari (a Boltiere, comune di 6.000 abitanti, c’è stato un risparmio di 120 mila euro).
Tra l’altro, ricordiamo che l’attuale giunta Gori che amministra Bergamo inserì nel programma elettorale proprio la Tariffa Puntuale e siamo venuti anche a sapere che una delegazione bergamasca  ha fatto visita proprio a Parma per “imparare” come fare la Tariffa Puntuale. 
Aspettiamo con ansia di conoscere a breve i dati dell’analisi merceologica...

Invece di pensare alle piccole stufe che usiamo qualche mese all’anno per scaldarci, dando raccomandazioni sul tipo di legna che si brucia, sarebbe meglio fare qualcosa per provare a spegnere quelle “grosse stufe” chiamate inceneritori, facendo in modo magari che non brucino materiale che potrebbe essere tranquillamente recuperato e avviato a nuova vita.

Giorgio Elìtropi