mercoledì 27 maggio 2020

Cementifici usati come inceneritori


Che l’Italia fosse uno strano Paese non lo scopro di certo oggi, ne avevo già avvertito da tempo parecchie avvisaglie. Quanto però accaduto in questi giorni me ne dà un’ulteriore conferma. Già, perché se un mese fa il ministro dell’ambiente ha definito nuove regole per la gestione degli pneumatici fuori uso (estromettendoli di fatto dal divenire CSS) e mentre in commissione ambiente al senato si inizia a lavorare per abolire una legge un po’ sciocchina che prevede di dover utilizzare almeno un 50% di plastica vergine per produrre vaschette e bottiglie (di plastica) per uso alimentare (iniziando finalmente un percorso reale di economia circolare, in cui si utilizza realmente TUTTA la plastica riciclata, dandole così nuova vita...), in regione Lombardia il presidente della commissione rifiuti (che se non ero è pure laureato in ingegneria) elabora una relazione conclusiva in cui, in nome dell’economia circolare e mettendo mano allo sblocca Italia (parole sue), inserisce i cementifici nel circuito dello smaltimento dei rifiuti “non riciclabili” facendogli quindi bruciare, come già avviene a Calusco d’Adda in via sperimentale da una decina d’anni (immettendo nell’ambiente, ogni anno, 25 kg di arsenico e 15 kg di mercurio) proprio quella plastica e quegli pneumatici (tritandoli e mischiandoli per benino e chiamandoli Combustibili Solidi Secondari) che si sta dimostrando essere riciclabili. Io spero che si sappia che i cementifici, impianti altamente pericolosi ma costruiti per produrre cemento (da costruire pertanto lontano dai centri abitativi sin dai tempi del re) hanno limiti di emissioni nove volte superiori a quelli degli inceneritori (costruiti per bruciare rifiuti): se un inceneritore non può emettere, per esempio, più di 200 mg/Nmc di ossidi di Azoto, un cementificio può arrivare sino a 1800 mg/Nmc... Ma magari si vuol cambiare la norma ed equiparare i due impianti imponendo limiti (ovviamente in modo restrittivo) a entrambi. Vedremo.
Aggiungo per ultimo una riflessione personale.Tutti in questi giorni parlano di futuro sostenibile. Qualche giorno fa la Danimarca ha annunciato che vuol eliminare la plastica da bruciare nei propri inceneritori (costruiti per fare teleriscaldamento) non solo per questioni ambientali (ridurranno la CO2), ma soprattutto per una questione economica. Ecco, in Italia invece assistiamo a continue spinte bipolari: da una parte provando ad attivare nuove dinamiche di produzione che tengano conto finalmente delle leggi della fisica (cioè che le nostre risorse sono limitate e che pertanto la materia non va sprecata), incentivando azioni concrete di recupero “al 100%” della materia, senza buttare via nulla, cioè seguendo una reale economia circolare, dall’altra continuando a propinare le vecchie logiche della produzione senza alcun limite, che trova sempre una soluzione ad ogni tipo di rifiuto, spesso trasformando la materia in energia, in barba alle leggi che regolano la materia (nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma). Perché tanto, alla fine, da qualche parte, le ceneri tossiche delle sostanze incenerite le si dovranno buttare da qualche parte: se non sarà nelle miniere di sale in Germania (vedi inceneritori) sarà nel cemento con cui costruiremo domani le nostre case, i nostri asili, le nostre scuole, i nostri ospedali, i nostri oratori... E tutto in virtù di un’economia circolare perché “non si butta via niente”...
P.S. per approfondire la questione CSS e cementifici: http://www.zerowasteitaly.org/documen…/barletta/DICIAULA.pdf
#5RZeroSprechi

martedì 3 marzo 2020

Crisi climatica ed ambientale: comprenderla ed affrontarla

Conferenza a Brescia del 6 febbraio 2020 con Luca Mercalli


Luca Mercalli inizia parlando del clima nel tempo e delle “variabili fisiche e biologiche”, dalle quali si riesce a stimare quale sia stata la temperatura migliaia d'anni fa, per esempio, gli anelli degli alberi o l’andamento dei ghiacciai, il ritrovamento di fossili ed i termometri isotopici (cioè una stima tra gli isotopi e la temperatura).
Il primo termoscopio è stato realizzato da Galileo Galilei nel 1607, mentre Daniel Gabriel Fahrenheit inventa il termometro ad alcol nel 1709, a cui seguì quello a mercurio nel 1725. Nel 1742 Andres Celsius propose l'introduzione di una scala centigrada.
Dalla metà del 1700 iniziano a diffondersi in Europa e da questo momento si iniziano a rilevare i dati, quindi da questo momento le stime sono molto più precise perché basate su dati.


Il grafico parte dall'anno zero e dal 1800 si ha una precisione più alta nella rilevazione.

Tra il 1600 e il 1800 si ha la “piccola era glaciale” e poi, fino a metà del 1900, la temperatura risale a valori medi, ma dal 1950 la crescita è eccessiva, quindi non si può usare la storia per giustificare il cambiamento climatico, perché i tempi sono totalmente diversi.
Cosa genera la “piccola era glaciale” di cui si hanno tracce anche nei quadri dei pittori dell’epoca.
Si stima che ci sia stato un piccolo raffreddamento del Sole, quindi cause esterne alla terra non si possono ricercare; in realtà sono state una serie di enormi eruzioni vulcaniche. La prima e più devastante è stata quella del vulcano Samalas in Indonesia nel 1257. Il Samalas è un vulcano enorme, le cui ceneri nella stratosfera hanno causato questo raffreddamento: le polveri nella stratosfera impediscono ai raggi solari di arrivare sulla Terra.
Non essendoci internet, in Europa non si sapeva dell'eruzione del Samalas; a Genova, nel 1260, si ferma il commercio per il freddo. Oltre al Samalas, nel giro di qualche centinaio d'anni, altri grandi vulcani eruttano.

domenica 23 febbraio 2020

A proposito delle PM10

Egregio direttore, leggo sulle pagine di oggi de L’Eco che, visti i livelli elevati di smog raggiunti in città (abbiamo già sforato i limiti consentiti per 15 giorni sui 35 ammessi in un anno), scatteranno i “consueti” divieti, riguardanti la circolazione di automobili ritenute più inquinanti, la sosta con il motore acceso, l’accensione di caminetti e il mantenimento della temperatura dentro le abitazioni di non oltre i 19 gradi centigradi. Poco sotto, nella stessa  pagina, mi sono imbattuto nell’intervista a Guido Lanzeni di Arpa Lombardia che dichiara, testuale: “Riscontriamo un generale abbassamento delle polveri sottili, questo grazie alle azioni strutturali di contenimento delle emissioni. Se il meteo influenza significativamente il pm10 nel breve periodo, sono le strategie strutturali a mostrare gli effetti nel lungo periodo. Ciò dimostra che tanta strada è stata fatta, ma ne resta ancora da fare". 
Mi domando a quali “strategie strutturate” si faccia riferimento e quale sia la strada sino ad ora percorsa per “combattere” l’inquinamento. Perché io vedo in tale ambito, non solo a livello nazionale e regionale, ma anche a livello locale, tanto “immobilismo” e nessuna scelta coraggiosa: perché non si pensa anche a quanto possa inquinare il nostro aeroporto, in continua espansione? Perché non si dice mai nulla su inceneritori e cementifici (in provincia e nelle immediate vicinanze ne contiamo ben sei) che bruciano plastica (e quindi derivati dal petrolio)?  Anche queste realtà producono notevoli quantità di polveri sottili, ma non se ne parla mai. Per esempio, quanti lettori sanno che, in una sola ora, le emissioni del camino del cementificio di Calusco d’Adda equivalgono a quelle emesse da circa un milione di automobili che percorrono 1 chilometro?

Giorgio Elitropi
Associazione 5R Zero Sprechi